Nel Segno di Guglielmo


Sin dal primo istante l’intento era quello di compiere un azione di astrazione logica del segno, un ossimoro figurato per il quale una forma ben definita morfologicamente e storicamente fosse completamente dissociata dal suo contesto e ri-editata in un’altra assolutamente nuova: lo stemma normanno si rende antropomorfo, diventa forma femminile nell’atto di donare e sorreggere il suo stesso “Segno”. Sogno e segno si incrociano in un’unica figura. Essa scivola tridimensionalmente, indicando ed accompagnando con la mano verso un possibile varco, una porta, una nuova dimensione.
La verità è che tutto ciò è solo il frutto della fantasia della mente di una bambina, che ha sempre e solo letto ed immaginato “il Giglio” non come ciò che in realtà fosse, ma come una semplice “Signorina”, anzi come tante “Signorine” che, una accanto all’altra, tenendosi per mano giocano, ballano e accompagnano chi le osserva.Dunque, in realtà, il compito è stato piuttosto semplice, si è data voce alla fantasia di quella bambina che, se pur cresciuta, continua ad immaginare e sorridere nel guardare le sue Signorine danzanti, che son quasi grate di essere state finalmente svelate per ciò che realmente esse sono.




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